LA COMPASSIONE NELLO SHIATSU 3

Mi reca un profondo dolore, lo ammetto, sforzarmi sulla stradadella comprensione, perchè mi riporta ai drammi passati della mia vita, alle parole mai dette per impossibilità, ai rimpianti, agli affetti persi ed al dolore della separazione, quello che non ha più bisogno di bugie. Mi riporta al tema della morte, al lutto, che considero l’unica vera paura di ogni singolo individuo, intesa come solitudine, salto nel vuoto, estremo attimo di incertezza prima della determinazione al cambiamento. Mi nostra la mia fragilità di essere umano, fatto di illusioni che si rivelano infondate al primo segno di malattia. Ed allora cado dall’Olimpo degli esseri superiori e mi ritrovo a sguazzare nella melma dei senza Dio, in solitudine.

 

In quel momento arriva il bisogno di una mano amica, che mi aiuti a riemergere ed a riaquistare la mia natura sorridente e gioiosa, con dignità. La mano è lo strumento dello shiatsu che offre il momento della condivisione ed al contempo della compassione che non significa con-pena.

 

Lo shiatsu può essere un mezzo sicuro per attraversare il lungo tunnel buio per poi riemergere, con occhi appena nati, in mondo nuovo, di luce e d affetto, di mille colori e profumi intensi. Chi mi dice che lo shiatsu è solo per chi non ha altro a cui pensare, si nega la possibilità di entrare nel suo mondo, nella sua infanzia, in un prato verde ed invitante dove poter camminare a piedi nudi ammiranda il cielo, in un rapporto umano intimo e pieno di rispetto, serietà ed ascolto e così, prefersice rimanere sull’autostrada, dalle uscite segnalate e conosciute, predestinate, sfrecciando a duecento all’ora tra i paesaggi della vita, senza riuscire a coglierne l’essenza. Non può accedere alla sua vita interiore e così non può volare. Questo genera in chi lo prova la frustrazione più grande e fa scaturire l’aggressività che si nasconde dietro affermazioni così.